sabato 30 novembre 2013

Rosarno, gli Schiavi delle Arance

Rosarno, in provincia di Reggo Calabria, quattro anni fa fu al centro di una rivolta di immigrati. Una rivolta nata dallo sfruttamento e dalle condizioni di vita impossibili nei campi per la raccolta di agrumi.

Immigrati che raccolgono arance negli agrumeti di Rosarno
A distanza di 4 anni nulla è cambiato nonostante le promesse dei politici, delle autorità religiose e dei sindaci. Vivono in condizioni impossibili nelle tendopoli e nelle baraccopoli di San Ferdinando dove ci sono al massimo 600 posti ma loro, gli immigrati, sono almeno in duemila in questo periodo di raccolta delle arance, delle clementine e dei mandarini.

immigrati, quasi tutti regolari e con permesso di soggiorno, ma costretti a lavorare in nero, nonostante tutto, e mettersi nelle mani dei caporali. Immigrati che arrivano da tutta Italia, perché non trovano un lavoro regolare a causa della crisi economica che ha colpito anche loro.

James Owusu, ghanese, è un nostro amico, in Italia dal 1992 e fino a due anni fa viveva a Udine. Lavorava alla Electrolux (gruppo Zanussi) di Porcia (PN), ma adesso è senza lavoro. Deve mantenere la figlia e la moglie che sono in Ghana.

James, in settembre, ha accettato l'invito di un amico per andare giù e tentare di trovare lavoro negli agrumeti della piana di Rosarno. Ora ci racconta di una situazione insostenibile, anche se dice di essere fortunato perché ha trovato un posto per dormire in una baracca.

Di mattina molto presto si ritrovano in determinati punti prestabiliti dove attendono l'arrivo dei furgoncini con i caporali i quali caricano a bordo alcuni di loro e  li portano negli agrumeti a lavorare. Tutti quelli che non sono stati scelti dai caporali hanno una seconda possibilità perché a metà mattinata, se il lavoro lo permette, i furgoni fanno un secondo giro per prendere altra manodopera.

Gli immigrati quindi vivono alla giornata, senza essere sicuri di lavorare il giorno dopo, il tutto per 3-4 euro al giorno e per 10-12 ore consecutive.

La Catena della Schiavitù:
  • Le multinazionali, le aziende di trasformazione, Acquistano gli agrumi dai proprietari terrieri per rivenderli direttamente alle grandi catene di distribuzione, o portarli ai mercati ortofrutticoli, oppure trasformarli in bevande. Clamoroso il caso della Coca-Cola, che acquistava le arance di Rosarno per il marchio Fanta, e che ora si è defilata dopo che il suo nome era stato associato a episodi di caporalato.
  • Proprietari terrieri, spesso sono le stesse aziende di trasformazione, a volte sono dei veri e propri latifondisti, altre ancora normali agricoltori.
  • Caporali, o intermediari. È la vera anomalia di questo sistema di schiavitù lavorativa. Imposti dalle mafie (in questo caso dalla 'ndrangheta) che non permettono ai proprietari terrieri di assumere direttamente i lavoratori stagionali. Un vero e proprio "pizzo" da pagare sulla pelle degli immigrati. I "caporali" ricevono il compenso della raccolta dai proprietari degli agrumeti, gli stessi "caporali" poi pagano gli immigrati trattenendo per se stessi (e per le mafie) buona parte di questi guadagni, che sono enormi. Si pensi che è stato valutato che il rapporto può essere anche di uno a quattro (il proprietario paga 4 e l'immigrato alla fine riceve solo uno). Per il sistema del caporalato c'è poi un'altra fonte di guadagno quando i caporali stessi si trasformano in venditori della merce raccolta.
  • Gli Immigrati, sono i veri schiavi di questo sistema. Lavorano quasi sempre in nero per pochi euro al giorno, per mesi e mesi vivono in nelle baracche o nelle tendopoli in condizioni igieniche davvero precarie.
A James abbiamo chiesto come mai accetti tutto questo, e lui ci ha risposto che il poco è sempre meglio di niente. Ed è questa la filosofia di quasi tutti questi "immigrati schiavi" di un sistema che la politica, le istituzioni e nemmeno la ministra Kyenge vuole sradicare

Il sindaco di Rosarno, Elisabetta Tripodi, che guida una giunta di centro-sinistra dopo un incontro con Cécile Kyenge ha affermato di essere rimasta molto delusa dalle affermazioni della ministra della pari opportunità che ha affermato che per Rosarno il suo ministero non può fare nulla perché il suo è un ministero "senza portafoglio".

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Tendopoli a Rosarno
Il 30 novembre scorso Dominic Man Addiah, uomo di 31 anni, è morto di freddo a Rosarno (RC), mentre dormiva in una macchina. Anche lui si trovava a Rosarno per la raccolta delle arance. Era in attesa di iniziare il lavoro e non aveva un posto nella tendopoli allestita per i braccianti che lavorano in quelle terre. L’uomo era nato a Monrovia, in Liberia, piccolo paese dell’Africa centro-occidentale. Non è la prima volta che vengono segnalate le pessime condizioni di vita dei raccoglitori nell'area di Rosarno, pagati una miseria dai caporali locali e costretti a vivere nel degrado più assoluto.


Articolo a cura di
Maris Davis


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