mercoledì 27 novembre 2013

Hanna, minorenne nigeriana, fa arrestare 70 criminali

Una storia che ha coinvolto una giovane ragazza nigeriana che chiameremo Hanna, lei è minorenne e ha fatto sgominare una rete internazionale di trafficanti di uomini e di donne. Hanna ha denunciato la mafia nigeriana.

Non ha neppure diciotto anni ma ha fatto arrestare oltre 70 criminali, ovvero la rete intercontinentale che l'ha portata in Italia per destinarla alla prostituzione. Grazie all'articolo 18 (permesso di soggiorno per motivi di protezione sociale) otterrà un permesso di soggiorno, ora però vive in una località segreta.

"Quando ho saputo che li avevano presi ho smesso di avere paura". Hanna non è ancora maggiorenne, eppure col suo italiano stentato e il suo corpo minuto è stata catapultata dallo Stato di Edo, la regione nigeriana di Benin City, alle fredde strade del Nord Italia. Le avevano promesso un lavoro sicuro nel settore del commercio, è diventata carne da macello per una rete molto più grande di lei. Trentacinquemila euro da restituire e un giuramento woodoo come assicurazione. La sera in cui i finanzieri l'hanno trovata senza documenti, appena scesa dal treno regionale, aveva solo due possibilità. Rassegnarsi ad un'espulsione e tornare a casa o denunciare una grande connection internazionale di trafficanti. Rischiando seriamente la pelle.


Vivere in un luogo segreto. Una ragazzina che non ha neanche chiaro in quale parte del mondo si trovi non è in grado di fare una scelta del genere. Solo l'intervento di un'associazione evita che una vittima di tratta venga espulsa. Solo un consulente legale può spiegare che esiste un sistema di protezione. "La prima volta che ho parlato con i poliziotti ho avuto paura". Adesso Hanna vive in luogo segreto all'interno di una comunità di accoglienza, presto avrà un permesso di soggiorno, e noi lo speriamo molto.

L'operazione Caronte - leggi - In questo momento ci sono almeno settantasei persone che hanno voglia di vendicarsi di lei. Ventidue arrestati e 54 denunciati in tutta Italia, da Torino a Crotone. Come parte offesa ha testimoniato, confermando alla DDA volti e nomi dei suoi aguzzini, tutti connazionali (Nigeriani ndr).

Una basista in Italia riceveva le foto delle ragazze nella sua casella di posta elettronica ed esprimeva un giudizio: questa fatela partire, questa no. I complici africani cercavano i visti per le ragazze da inviare in Europa, in aereo. Chi non riusciva ad avere il documento doveva attraversare il deserto e passare dalla Libia per poi tentare lo sbarco a Lampedusa. L'indagine ha evidenzato l'invio di "quote" di persone da destinare alla prostituzione, con un debito da ripagare fino a quarantamila euro.

Finire nelle piazzole lungo strade secondarie. Appena arrivate in Italia, le donne venivano contattate da nigeriani già residenti, ricevevano schede telefoniche intestate a soggetti inesistenti (e dunque non intercettabili) e finivano in strada in città diverse, con frequenti scambi di località.

Con duecento euro al mese di affitto del "joint", quasi sempre una squallida piazzola di sosta di una strada secondaria, si ripagava il debito. In più, ovviamente, c'era l'incasso dei proventi delle prestazioni sessuali. Le ragazze non potevano uscire da sole ed erano strettamente sorvegliate da altre donne nigeriane che da vittime erano diventate carnefici.

Il gesto di Hanna non è isolato. Anche altre ragazze hanno scelto di testimoniare. Nel corso degli anni le ex prostitute sono state decisive nello smantellamento delle reti criminali transnazionali. Un contributo fondamentale e sconosciuto che ora lo Stato italiano ha deciso di gettare via.

Il sistema dell'articolo 18 permette alle vittime di tratta che denunciano di ottenere un permesso di soggiorno, ricostruirsi una vita (ma solo sulla carta, in pratica non è esattamente così, in fondo a questo articolo le nostre riflessioni). 

Annientare le reti di trafficanti e sfruttatori è considerato in Europa come una buona prassi da imitare. Ma dall'anno prossimo potrebbe essere sostanzialmente smantellato. Il sistema della "protezione sociale" sostenuto quasi esclusivamente da associazioni di volontariato costa all'incirca 8 milioni di euro l'anno e finora ha permesso di contrastare in modo serio le mafie internazionali. Per il 2014 è previsto un intervento di soli 3 milioni. "Risaneranno il bilancio dello Stato con 5 milioni risparmiati sulla tratta ??".


Lilian, ragazza nigeriana
morta di una rara forma di leucemia a soli 21 anni.
I suoi sfruttatori la costringevano a "lavorare"
nonostante la sua grave malattia.
La sua Storia - qui -
Ragazze come Hanna, come Helena, come Isoke, come Maris, come Lilian e come tante altre che denunciano o hanno denunciato i loro sfruttatori sono un esempio di coraggio e che permette alle forze dell'ordine di smantellare sempre più nel profondo questo indegno traffico, ma senza il costante impegno delle associazioni di volontariato tutto questo sarebbe impossibile. Le istituzioni pubbliche e i servizi sociali non sono mai abbastanza preparati per gestire ragazze che hanno paura, sono terrorizzate, non conoscono la lingua, sono diffidenti, e soprattutto non vogliono tornare indietro (tornare a casa).


sarà per sempre il nostro impegno aiutare queste ragazze e liberarle dal giogo di questa schiavitù

Articolo a cura di

Permesso di Soggiorno per motivi di Protezione Sociale.
Il Permesso di Soggiorno per motivi di Protezione Sociale è regolamentato dall'Art. 18 della Legge Bossi-Fini (Testo Unico sull'Immigrazione) e da una circolare del ministero dell'Interno (Ministro Maroni) del 28.5.2007 indirizzata ai prefetti e alle questure che, nell'intento di rendere omogenea l'applicazione su tutto il territorio nazionale, l'ha di fatto resa più difficile da applicare.

Questo tipo di permesso di soggiorno viene rilasciato (teoricamente) a vittime di reati particolarmente odiosi, quali il traffico di esseri umani, di sfruttamento sessuale e di sfruttamento lavorativo, riduzione in schiavitù e che rendono possibile l'identificazione, l'arresto e la condanna di questi criminali.

Nella pratica questo tipo permesso dovrebbe essere rilasciato dopo l'avvenuto arresto o al massimo all'atto dell'incriminazione da parte di un Giudice, ed invece, soprattutto dopo la circolare Maroni del 2007, il permesso per fini di protezione sociale viene quasi sempre rilasciato al termine dell'intero iter giudiziario che, per come va la giustizia italiana, può durare anni .. Le vittime di questi reati odiosi che decidono di collaborare, sono quindi vittime due volte, e la seconda volta solo per colpa di una norma davvero "razziale". Una norma che NON tutela le vittime in maniera adeguata, e magari lascia liberi o a piede libero criminali, mafiosi, e protettori che hanno disponibilità economiche, possono permettersi avvocati, e che spesso fanno perdere le loro tracce prima dei processi.

A queste considerazioni dobbiamo aggiungere anche l'introduzione del reato di clandestinità, tutte le vittime di questi odiosi reati sono clandestine, e quindi perseguibili ai sensi dell'art. 10 bis della Bossi-Fini. In questo c'è ancora molta confusione, dal punto di vista giuridico infatti non è sicuro che il diritto alla protezione sociale cancelli il "reato di clandestinità", il tutto è ancora lasciato alla "bontà d'animo" dei prefetti che devono rilasciare il permesso di soggiorno.

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