giovedì 9 febbraio 2012

Ventimila ragazze nigeriane schiave sessuali in Mali.

È un fatto senza precedenti quello che emerge da una ricerca collegata al “Progetto Haven” che doveva monitorare lo stato di povertà nell’Africa occidentale e il traffico di esseri umani ad esso collegato. Secondo quanto emerge da questa ricerca in Mali ci sono oltre 20.000 ragazze nigeriane di età compresa tra i 13 e i 22 anni trattenute contro la loro volontà e usate come schiave del sesso.
Le migliaia di ragazze nigeriane sono vittime di una organizzazione criminale ben strutturata con base in Nigeria (la Mafia Nigeriana appunto) che approfittando dell’estremo stato di povertà in cui versano le ragazze promette loro una vita migliore in Europa o in altri Paesi ricchi. La cosa era risaputa da tempo e comprovata da diversi racconti di donne nigeriane arrivate fino alle coste europee. Quello che invece non si sapeva è che moltissime di queste ragazze vengono fermate in Mali e in altri Paesi africani dove vengono letteralmente ridotte in schiavitù e usate come schiave del sesso. Quella che finora era una via di passaggio delle ragazze verso l'Europa (Spagna e Italia in particolare), dove il traffico di ragazze nigeriane e la tratta sono decisamente contrastati, il Mali ora è diventato un  territorio di sfruttamento, la meta finale di queste ragazze rese schiave sessuali grazie alla complicità di alti funzionari governativi e della polizia locale.

Il fatto è emerso per la prima volta un anno fa quando in un documento segreto inviato al Governo nigeriano, la National Agency for the Prohibition of Trafficking in Persons (NAPTIP), lamentava la sua incapacità di salvare migliaia di ragazze nigeriane schiavizzate in Mali e in altri Paesi chiedendo l’intervento diretto del Governo nigeriano. Una missione organizzata dalla stessa NAPTIP in collaborazione con alcune ONG e religiosi del luogo appurò che la situazione delle ragazze era addirittura peggio di quanto descritto all’inizio e che le organizzazioni criminali se le passavano tra di loro come fossero vera e propria mercanzia. Chi di loro tentava di fuggire o non rendeva abbastanza veniva eliminata.

Tutte le ragazze vivono in condizioni disumane. Abitano in piccolissime baracche dove vengono ammassate anche in 10/15. Sono costrette a incontrare minimo 20 uomini per notte. I soldi che guadagnano vengono trattenuti dall’organizzazione fino al “riscatto della libertà” che però non arriva mai. È il più grande agglomerato di schiave scoperto dalla fine dello schiavismo ad oggi.
Il fatto più sconcertante emerso da questa ricerca non è però solo la grande quantità di ragazze schiavizzate ma anche e soprattutto la completa immobilità dei governi della Nigeria e del Mali che pure sono stati informati. Addirittura un anno fa era stata organizzata una operazione congiunta di recupero delle ragazze e repressione delle organizzazioni criminali che le sfruttavano, operazione denominata “Operazione Timbuktu”  che avrebbe dovuto individuare le ragazze, i luoghi dove venivano detenute, gli sfruttatori e successivamente procedere alla loro liberazione. Dopo 12 mesi esatti l’Operazione Timbuktu non ha liberato che pochissime ragazze e si è inspiegabilmente impantanata. A denunciarlo è stato Simon Egede direttore esecutivo della National Agency for the Prohibition of Trafficking in Persons il quale attribuisce il fallimento della missione alle “azioni ostili” messe in atto dalla polizia del Mali, probabilmente in combutta con i trafficanti di esseri umani.
Le autorità del Mali parlano invece di “mancanza di coordinamento” tra la polizia nigeriana e quella del Mali. Tuttavia, il sospetto che a coprire i trafficanti di esseri umani siano anche alti dirigenti del Mali è molto forte. Per questo alcune Ong che operano in Mali ha inviato un dettagliato report alle Nazioni Unite al fine di denunciare questa incredibile tratta di esseri umani che coinvolge decine di migliaia di ragazze nigeriane per lo più minorenni affinché siano le Nazioni Unite stesse attraverso le loro agenzie a intervenire direttamente sul Governo del Mali dato che, oltretutto, le ragazze operano praticamente alla luce del sole il che dimostra il fatto che non vi sia da parte del Governo del Mali alcuna intenzione di operare per la liberazione di queste vere e proprie schiave.



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