venerdì 2 dicembre 2011

Abolizione della Schiavitù e Schiavitù Moderne.

Il 2 dicembre 1949 l'Assemblea Generale ONU approva la Convenzione sulla soppressione del traffico di persone e lo sfruttamento della prostituzione.(Testo originale delle Nazioni Unite).

La schiavitù è un fenomeno che non appartiene al passato, perché sotto forme odiose, spesso circondate da opportunismo e indifferenza, dilaga sia negli stati in via di sviluppo o nei regimi dittatoriali, sia nelle nazioni che si definiscono democratiche e hanno sottoscritto la Convenzione.
La schiavitù purtroppo non è un ricordo di un barbaro passato, ancor oggi milioni di persone vivono questa in condizione anche se ufficialmente la schiavitù è condannata e vietata da tutti gli Stati. Non si conosce il loro numero esatto di questi moderni schiavi, alcuni parlano qualche decina di milioni altri di centinaia e molti sono bambini. Questo perché la schiavitù è un fenomeno sommerso, vietato e ciò non di meno possibile proprio grazie alla connivenza di quelle autorità che dovrebbero combatterlo.
Le moderne forme di schiavitù prendono nomi diversi, schiavitù per debiti, servitù della gleba, lavoro coatto, sfruttamento sessuale, matrimonio forzato precoce, schiavitù per motivi rituali o religiosi, ma hanno tutte un comune denominatore: si tratta di costrizione al lavoro di esseri umani che sono diventati in qualche modo "proprietà" di un’altra persona.

Tratta e sfruttamento in Italia, ovvero schiavitù. Almeno 50 mila vittime hanno ricevuto assistenza tra il 2000 e il 2008 in Italia. Tra questi ci sono quasi mille minori. Lo rivela il rapporto annuale di Save the children sulle nuove schiavitù. Nel mondo si stimano 2 milioni e 700 mila vittime (per l'80% donne e bambine) e un giro d'affari di 32 miliardi di euro.
La gran parte finisce nel giro della prostituzione. Nel nostro Paese le vittime di tratta e sfruttamento sono originarie soprattutto di Nigeria, Romania, Moldavia, Albania e Ucraina. Gli indagati per riduzione o mantenimento in schiavitù e per il reato di tratta di persone sono stati oltre 5 mila.

Schiavitù per debiti, è forse la forma di schiavitù più diffusa. Essa è legata ad un modello di prestito ad usura, sviluppato soprattutto in ambito rurale, secondo il quale quando le famiglie più povere ricevono prestiti da un proprietario terriero devono dare in cambio il lavoro gratuito di uno o due dei suoi membri. Poiché in genere gli interessi applicati sono molto alti, le persone coinvolte sono costrette a lavorare a vita per il proprietario terriero. Esse sono tenute sotto stretta sorveglianza, anche armata, e possono subire violenze fisiche e sessuali. A volte la famiglia non riesce a pagare il debito e la condizione di schiavitù si tramanda di padre in figlio. Oggi sono 20 milioni in tutto il mondo le persone schiave per debiti, distribuite tra le piantagioni in Africa, nei Caraibi e nel sud-est asiatico. Anche se questa forma di schiavitù è vietata per legge, essa è difficile da sconfiggere perché radicata nella povertà e nelle tradizioni locali.

Servitù della Gleba. Esistono ancor oggi delle forme di schivitù che legano i braccianti ai loro proprietari terrieri. In questo caso non si tratta di debiti, ma di consuetudini radicate nelle tradizioni locali per cui individui, famiglie o interi gruppi sociali sono costretti a lavorare senza salario. I braccianti infatti non hanno l'effettiva proprietà della terra ma possono coltivarla, solo se accettano di lavorare su base permanente per i proprietari terrieri. Nelle tenute più grandi vi possono essere anche 100-200 lavoranti agricoli. Il compenso per il lavoro svolto non è in denaro, ma in buoni acquisto, che possono essere spesi solo in spacci che appartengono agli stessi proprietari.

Lavoro coatto. Secondo questa pratica persone sono reclutate illegamente da governi, movimenti politici, o privati e costrette a lavorare sotto la minaccia di violenze o altre punizioni. Anche questa forma di schiavitù colpisce soprattutto individui deboli o svantaggiati come rifugiati, appartenenti a minoranze etniche, donne e bambini. In Myanmar, ad esempio, è pratica frequente che nelle regioni militarizzate che sono state teatro di combattimento con gruppi di opposizione, l'esercito costringa gli appartenenti a minoranze etniche a lavorare gratuitamente per "progetti di sviluppo" quali la ristrutturazione di strade, la costruzione o riparazione di accampamenti oppure in lavori agricoli per i militari. I capi villaggio sono tenuti a fornire settimanalmente all'esercito un certo numero di lavoratori e ne viene escluso solo chi è in grado di pagare la propria esenzione. Il periodo lavorativo può andare da pochi giorni al mese, rendendo così impossibile ai lavoratori di guadagnarsi il sostentamento.
Trasportare forniture militari è un altro tipo di lavoro coatto nei paesi colpiti da conflitti interni. I portatori sono spesso oggetto di maltrattamento e crudeltà. La gravosità dei carichi da trasportare e l'alimentazione insufficiente li possono sfinire a morte, specie se ragazzi. Si sono verificati dei casi in cui le persone forzate a lavorare per l'esercito sono state costrette ad entrare nei campi minati, usati come "detector umani di mine", o siano state uccise terminato l'incarico.

Traffico di schiavi. Le Nazioni Unite stimano che ogni anno circa 4 milioni di individui siano trasportati e venduti, con la forza o con l'inganno, per essere impiegati come schiavi in diverse forme di lavoro forzato: nel lavoro domestico, nell'accattonaggio o nella prostituzione. La maggior parte di loro sono donne e bambini. Nell'Africa Occidentale vi è un'alta domanda di bambini, soprattutto ragazze, che dal Togo, il Benin e il Camerun vengono instradati in Gabon o in Nigeria per lavorare nei mercati o per lavori domestici in aree benestanti intorno a Lagos (Nigeria) e a Libreville (Gabon). Bambini sottoposti alla brutalità della schiavitù domestica si trovano nei paesi industrializzati. Francia, Gran Bretagna, Stati Uniti, ecc... Dal Sud Asia al Golfo Persico la tratta serve a fornire bambini per le corse di cammelli. Dalla Nigeria (Benin City) migliaia di ragazze ogni anno vengono vendute e comprate (con l'inganno) e portate in Europa e costrette a prostituirsi al soldo di "madame" e della mafia nigeriana, e molto spesso con l'avallo (o la compiacenza) delle autorità governative.
TESTIMONIANZA. Salome, domestica bambina in Togo (fonte WAO-Afrique, partner di antislaverty in Togo). "Lasciammo Cotonou in febbraio... eravamo in 6 del Benin, A Sémé prendemmo un bus assieme ad altre persone che erano arrivate al confine in taxi per lo stesso motivo... per tutto marzo aspettammo la barca. [...] Durante tutto il tempo dovevamo trovarci il cibo e lavorare nel villaggio. All'inizio di aprile ci imbarcammo e venimmo trasportati in Gabon. Durante il viaggio perdemmo l'acqua. Dovevamo bere l'acqua di mare ed eravamo tutti molto deboli [...] ma Sèvérin non bevve. Egli divenne sempre più debole. Quando arrivammo a Libreville fummo fermati dalla Guardia Costiera. Gli scafisti si gettarono mare e scomparvero [...] arrivati a riva ci fu data l'acqua da bere. Lui [Sèvérin] era molto debole... stava male. Quando la polizia se ne rese conto parlò di chiamare un'ambulanza, ma l'ambulanza non arrivò mai e lui morì".
L'attraversata via mare da Cotonou (Liberia) a Libreville (Gabon), comporta un percorso nel Golfo di Guinea di oltre 700 miglia marine, più di mille Km, e può durare anche due settimane.

Commercio sessuale di minori. La componente più importante del traffico di esseri umani è quella legata alla prostituzione. Il commercio sessuale di minori è sempre esistito, anche se in gradi diversi e in quasi tutte le società, tuttavia negli ultimi decenni si è assistito al nascere e al consolidarsi di una fiorente industria del sesso in alcuni paesi di Asia, Africa e America Latina. Le cifre dell'Unicef parlano di almeno un milione tra bambine e ragazze nella sola Asia, L'età delle vittime del traffico tende sempre più ad abbassarsi nell'errata convinzione che  bambini trasmettono meno facilmente malattie sessuali, quali HIV/Aids. Eppure sono proprio le ragazze più giovani ad essere più a rischio di contagio. Una volta ammalate esse vengono abbandonate a se stesse. Trattate come appestate e molto difficilmente verranno accolte nei loro villaggi di origine.
(fonti bibliografiche Amnesty International che si ringrazia)


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