sabato 4 giugno 2011

Joy e la sua Storia

Joy è partita dalla Nigeria che ancora era minorenne. Una parente si presentò alla famiglia offrendo una "possibilità" di far lavorare la ragazza in Italia, dove diceva che avrebbe potuto guadagnare bene lavorando presso una famiglia italiana come domestica.

Trattativa .. La donna offrì del denaro alla mamma della ragazza e l'intera famiglia, incoraggiata, la convinse a partire.

Ma l'offerta non era gratuita .. "ci sono molte spese da affrontare per il viaggio, per i documenti, per la prima sistemazione .. i soldi li anticipo, ma la ragazza deve restituirli".

Il debito .. La trattativa si chiuse sulla somma di 60 mila .. 60 mila naira, i soldi nigeriani, come dire circa 3 mila euro .. ma 60 mila euro sono un'altra cosa! E in Italia Joy avrebbe poi scoperto che il suo debito era di 60 mila euro.

Woodoo .. Joy andò insieme alla ragazza a firmare una carta davanti ad un avvocato o presunto tale. Poi tutti andarono dal santone del villaggio che fece una specie di rito woodoo, teso a frantumare le resistenze psicologiche della ragazza a fronte di qualsiasi difficoltà avesse trovato: davanti alla famiglia e agli antenati lei prometteva solennemente, giurava, di restituire quei soldi. Un impegno d'onore.

Se lo avesse violato, le persone che si erano adoperate per farla arrivare in Europa, avrebbero chiesto il pagamento alla famiglia e poi, il woodoo avrebbe punito ogni violazione del patto.

La famiglia di Joy è poverissima, ma quel debito parve una scelta obbligata per poter cambiare la vita di tutti i suoi componenti: il fratello più piccolo sarebbe potuto andare a scuola, papà avrebbe potuto curarsi, ecc. ecc.

Il Viaggio .. Non appena Joy varcò la soglia di casa cominciarono i guai: il viaggio fu terrificante. In parte a piedi, in parte su vecchi camion sgangherati, un gruppo di ragazze e di ragazzi nigeriani raggiunse il Marocco, dopo giorni di viaggio accecante e bruciante, attraversando il deserto e lasciando per strada chi si sentiva male o chi non aveva neppure gli spiccioli per poter rabbonire i militari dei tanti posti di blocco che incontrarono.

La fine di quelle persone era segnata: la sabbia del deserto è il cimitero di centinaia di migranti.

Giunti in Marocco dovettero restare nascosti a lungo; qualcosa nella organizzazione del viaggio non funzionò; il numero dei clandestini superò le 50 unità, uomini e donne restarono nascosti in un casolare per oltre un anno.

Dormivano quasi uno addosso all'altro, uscivano a gruppi di due al giorno, non di più per non dar nell'occhio ai poliziotti del paese più vicino.

Le ragazze impararono ben presto a fingere di essere incinte per poter raggiungere il centro del villaggio e mendicare: nessuno si preoccupava di trovar loro da mangiare.

Alcune ragazze ed un ragazzo morirono in quel periodo. Pidocchi grossi come scarafaggi li aggredirono e forse non erano neppure pidocchi: succhiavano il sangue di quei giovani e non bastava per liberarsene, neppure il taglio dei capelli. Venne l'ordine di partire.

Quei ragazzi non avevano più nessun entusiasmo, pensavano solo a sopravvivere.

Il responsabile del trasferimento, tuttavia, sparì con tutti i soldi dei ragazzi e delle ragazze e così un gruppo di una ventina di giovani donne e uomini restò abbandonato a se stesso, in mezzo alla boscaglia, dove attese per dieci mesi, dieci mesi, di poter partire.

Dieci mesi all'addiaccio, aggrediti dalle zanzare, in preda a terribili crisi di malaria: due ragazze si ammalarono e le loro crisi furono così violente da stroncare le loro vite in poco tempo. Erano ancora vive quando i loro corpi cominciarono ad annerirsi, e la morte le colse quando già sembravano mummie di persone rapite alla vita da una morte avvenuta secoli fa. Contro la pioggia e il sole solo foglie e arbusti.

I maschi erano pochi, troppo pochi per poter difendere le ragazze dalla aggressioni di contadini del posto. Violenze spaventose si scatenarono tra quei disperati e quegli altri poveracci; le ragazze furono violentate più volte.

E la promiscuità non esaltò, comunque, le migliori qualità umane anche nei rapporti tra maschi e femmine del gruppo.

L'attraversata .. Infine, la partenza: Joy salì sulla carretta navale aiutando una giovane coppia che aveva due gemelli, partoriti in quell'infermo. La donna era febbricitante e si reggeva a stento, sostenuta dagli incoraggiamenti del marito che le indicava la meta ormai vicina. Un ultimo sforzo… diceva lui.

Anche il mare fu ostile, terribilmente ostile e dopo un giorno di viaggio, il battello invertì la rotta perché non era possibile andare oltre.

Non c'era modo di parlare in mezzo a quella bufera.

L'uomo teneva uno dei due gemelli, la donna l'altro e Joy si dava da fare per aiutare in qualche modo la donna; si ritrovò gli occhi supplichevoli di lei che la guardavano fissa.

Joy pensò che la donna stesse un po' meglio, perché aveva smesso di tremare e, intanto copriva con uno straccio il bimbo, affinché si bagnasse il meno possibile.

Quando riapprodarono, l'uomo scosse la donna per farla scendere, ma lei non rispose: era morta così, con un bimbo in grembo; lo reggeva così saldamente che non fu facile sciogliere quell'abbraccio protettivo.

Nessuno piangeva, nessuno aveva più lacrime.

Tenerife .. Pochi giorni dopo il gruppo riprese il viaggio e giunse, infine, in Spagna nell'isola di Tenerife.

Joy fu portata in una casa dove c'erano altre ragazze di "Benin City", come lei, ed una di queste le spiegò tutto.

Joy disse che lei non era disposta a prostituirsi.

Maris .. Quando ho visto Joy per la prima volta io ero proprio a Tenerife, era il 2001 all'inizio dell'estate. Ma ero anch'io ancora schiava e non ho potuto fare nulla per lei, per me era solo una ragazza nigeriana come tante, e io avevo già i miei problemi. È stato comunque un incontro fortuito, durato pochissimo, non la conoscevo, mi colpì il suo viso da bambina.

La confessione a Madrid .. Il destino ci ha fatto incontrare di nuovo 4 anni dopo a Madrid, quando la mia schiavitù era già finita, ma la sua ancora no. Mi raccontò che aveva trascorso tre anni in Italia (tra Verona, Padova e la riviera romagnola).. La portarono in Italia, dove la sua ribellione fu subito punita. Dapprima le botte. Poi subì più volte violenza sessuale, "così la smetti di fare la difficile".

In tutto quel periodo non aveva avuto nessun modo di comunicare con la famiglia che, nel frattempo, era alla disperazione. Per questo, appena le fu possibile e le fu concesso stabilire un contatto, si limitò a raccontare solo un parte della verità a sua mamma, ritenendo che non avrebbe superato lo choc.

Pensò, inoltre, che se la sua famiglia avesse saputo tutta la verità sarebbe successo qualcosa di molto grave: i fratelli, in particolare, non avrebbero esitato ad andare a chieder conto di tutto alla donna che aveva offerto l'opportunità di portare Joy in Italia; ma i fratelli erano ragazzi comuni, gli altri erano delinquenti senza cuore.

La prima volta .. Finì coll'accettare il suo destino e scese in strada per la prima volta. Con tutto quello che aveva passato, quella era sicuramente la cosa meno brutta e meno pericolosa che aveva affrontato.

Imparò, in pochi giorni, ad aver paura dei Poliziotti, perché le amiche le raccontarono che avrebbe potuto esser fermata, portata in prigione e rispedita a casa…

Terrore, ritornare a casa a quel modo .. ed infatti una sera a Padova, durante una retata fu presa e identificata, rilasciata il giorno dopo ma con un foglio di via.

A Madrid .. La sua madame allora le "cedette" ad un altro gruppo che portò a Madrid, finché un giorno incontrò un cliente che aveva voglia di chiacchierare e che le faceva un sacco di domande; lui le lasciò dei soldi, anche se non avevano fatto sesso e quando lui tornò anche la sera dopo e quella dopo ancora, lei fu felice, come può essere felice una persona in quelle condizioni.

Lui le propose di accompagnarla in un centro dove avrebbe potuto essere aiutata.

Joy
Le chiese di incontrare l'operatore di una associazione con il quale avrebbe potuto capire che per lei c'era una via di uscita, ma le vie di uscita semplici non esistono..

L'associazione la prese con se, e le diede un lavoro. Lei, assieme ad un altra ventina di ragazze doveva fare le pulizie durante le ore notturno nelle carrozze della metropolitana di Madrid presso la stazione di "Nuevos Ministerios". L'unico vincolo era quello di farsi vedere presso l'associazione il giorno dopo.

Piccolo problema, Joy non si sentiva protetta dall'associazione perché i suoi aguzzini e la sua madame la stavano cercando .. e qualsiasi "amica" avrebbe potuto fare la spia.

Incontro con Maris .. Era febbraio del 2005, quando una sera molto fredda, mi ero appena recata all'ambasciata italiana di Madrid (per via dei mie documenti) e che si trova proprio a pochi passi dalla stazione "Nuevos Ministerios" .. rividi Joy, lei mi riconobbe, ci abbracciammo..

Venne a casa mia (quella che avevo affittato grazie a mio marito), e ci restò fino alla fine dell'anno successivo. Andava sempre a lavorare con l'associazione anche se non era un lavoro continuo, e si presentava con regolarità presso l'associazione .. ma la sua casa "sicura" era la mia casa.

Per me era come un sorella minore.

Con il senno di poi il mio grande errore è stato quello di non essere mai stata in quella "benedetta" associazione a parlare di lei con gli operatori. Joy mi diceva che era tutto a posto..

Infatti .. quando mi sposai (a Madrid) le mi fece da testimone e poi insieme abbiamo fatto i documenti per venire in Italia. Lei si mise a piangere quando sul suo passaporto nigeriano, fu apposto il visto temporaneo per l'Italia.

Troppo giovane Joy per capire il mondo, troppo ingenua io che le ho creduto, non so quali controlli furono fatti nell'ambasciata italiana per il visto di pochi giorni prima.

Rimpatrio forzato .. Dicembre 2006 all'aeroporto di Madrid Barajas al controllo dei biglietti fu fermata perché risultava "evasa" da questo famoso centro .. Quel giorno persi l'aereo anch'io e rimasi con lei altri due giorni.

A nulla valsero le mie suppliche, a nulla valse il visto per l'Italia, a nulla valse l'intervento di un funzionario del consolato italiano di Madrid. La Guardia Civil fu irremovibile, e pensare che bastava che chiudessero un occhio.

Joy, tra le lacrime, dovette salire su un aereo per Lagos (Nigeria). Laggiù fu accolta dai miei (mia mamma e mia sorella) .. La sua mamma non ha voluto accoglierla subito. Più volte Joy ha tentato il suicidio nel primo anno..

Poi si è rassegnata, anche perché ha fatto pace con sua mamma, e perché, nonostante alcuni problemi, sono riuscita a pagarle gli studi che aveva interrotto anni prima per fare quel "dannato viaggio".

Questa era la foto sul passaporto di Joy e risale al 2003, all'epoca del suo "viaggio".
Era solo una ragazza adolescente.

Oggi .. In questi anni abbiamo più volte tentato riportare “regolarmente” Joy in Italia, ma purtroppo non è stato possibile. Le è stato negato anche il semplice visto turistico per ben due volte. Purtroppo la restrittiva legge italiana ha messo la Nigeria nella “black list” e così il consolato italiano nega sistematicamente qualsiasi visto di ingresso in Italia a cittadini nigeriani.

Ma con Joy ci sentiamo spesso. Adesso è una donna, si è diplomata ma non si è mai sposata. Vive poco fuori della città di Benin City con sua madre e una sorella, nel tempo libero fa volontariato nell'orfanotrofio gestito da Friends of Africa.


Scarica il libretto con la Storia di Joy

1 commento:

  1. Leggendo questa storia si può solo sentirsi impotenti davanti a tanto dolore. Ma non siamo impotenti del tutto verso questa piaga , NON limitiamoci a dire "mi dispiace" divulghiamo , parliamone con la gente , perchè TUTTI sappiano che quando vedono una ragazza nera con gli occhi tristi su un marciapiede Lei NON èmerce di scambio , è un essere umano probabilmente OBBLIGATO a farlo!!!!! Nel nostro piccolo possiamo fare qualcosa , e quindi FACCIAMOLO come ha fatto Maris e come lo stanno facendo suo marito Florindo ,la sua famiglia ed i suoi amici!!!!!!!!

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